Il diritto naturale sussisterebbe "anche se Dio non esistesse"
- Tesi fondamentale: La natura dell'uomo (ossia la ragione e la vita sociale) lo diversifica dagli altri animali che vivono secondo la ricerca del proprio utile particolare. La ragione permette all'uomo di ricercare conoscenze e principi universali, soprattutto, di capire ciò che è giusto o sbagliato e di frenare i propri istinti, dunque la ragione è usata come criterio di giudizio. Per questi motivi la ragione è posta alla base del diritto naturale da cui dipende quello positivo (identificato nelle leggi stabilite e disegnate degli uomini) per cui gli uomini nella società si impegnano a rispettare le leggi. In più il diritto naturale sarebbe valido anche se si considerasse l'ipotesi per cui Dio non esistesse in quanto la ragione è intrinseca nella natura dell'uomo e non dipende da chi l'ha creata (noi sappiamo com'è fatto l'uomo senza conoscere chi lo abbia effettivamente creato).
- Tesi conclusiva: La giustizia non deriva dell'utilità ma viceversa. Chi ricerca il proprio utile immediato va spesso contro il principio di giustizia (in quanto è conforme alla ragione e non all'utile) e soprattutto nega l'utile perpetuo comune. Grozio afferma che obbedire alla giustizia anche in casi sconvenienti per il singolo individuo porta beneficio alla comunità intera, in più questa azione è da saggi e non da stolti a differenza di quanto detto e affermato da Carneade.
- Argomentazione fondamentale: Grozio sostiene la sua tesi confutando quella di Carneade che affermava che l'uomo era simile a tutti gli altri animali accomunati dalla ricerca dell'utile escludendo dunque l'esistenza del diritto naturale. La giustizia perciò si riduce all'utilità in quanto gli uomini emanano le leggi solo per utilità. Carneade inoltre affermava che quando la giustizia non si identificava con l'utilità allora questa poteva essere associata alla stoltezza poiché si può definire stolto colui che appoggia l'utile altrui escludendo il proprio. Grozio confuta la tesi di Carneade affermando che la natura dell'uomo è caratterizzata dalla ragione (per questo esiste il diritto di natura), che è criterio di giudizio.
Giulia Borracchini
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