MATERNITA’ SURROGATA: GIUSTA O SBAGLIATA?
Per maternità surrogata o
più comunemente chiamata ‘utero in affitto’, si intende quella pratica di
offrire il proprio piccolo dietro compenso a una coppia sterile, ma se sia
lecita o no questa pratica, ancora oggi se ne discute e sono molte le persone, come
filosofi, politici, ricercatori che espongono il loro pensiero che può essere solo di due tipi: quelli contro e quelli a favore.
-Analizziamo quelli
contro.
Essi pensano che tale pratica mercifichi non solo
il corpo della donna, ma anche il piccolo, che verrà allontanato dalla madre
naturale per stare con una famiglia a lui estranea di sangue.Non solo, bisogna
scavare più a fondo nella questione, sul perché queste coppie vogliano a tutti
i costi avere un figlio, beh, la maggior parte di loro vuole sentirsi ‘realizzato’
, adeguandosi inoltre alla massa che ha
figli.Se la mettiamo in questo modo, la coppia sterile lo fa solo per
soddisfare i suoi bisogni, sentendosi egoista nel possedere con forza qualcosa che
concretamente non avrebbe e questo si ricollega al pensiero di Hobbes, che ha
definito l’uomo al suo stato naturale come egoista,crudele e quasi simile alle
bestie.
Un altro filosofo che parla
questo argomento è Marx,dichiarando che tale pratica mercificherebbe tutte le
cose e ciò andrebbe a svantaggio della
dignità umana.A questo punto, a chi creerebbe benefici questa pratica se porterebbe a vendere tutto
ciò che è possibile? Al mercato ovviamente.
Ciò non porterebbe poi
alla diminuzione sui diritti alla vita, alla libertà e agli averi , tanto
annunciati con Locke? Basti pensare alla condizione del bambino, lui non ha
libertà di scelta poiché non decide con chi voler stare, ma tutto viene già concordato da un patto prestabilito in cui entrambi hanno un vantaggio,gli uni con il bambino,l’altra con i soldi.C’è inoltre
il discorso sulla vita, che si ricollega a quello della libertà, poiché te
imponi le tue scelte sulla vita di una persona, che sarà pertanto segnata dalle
tue decisioni e infine gli averi, perché come è semplice pensare, rinunci a un
tuo ‘avere’.
Precedentemente si
parlava di un patto, perché tra questa
cerchia di persone deve esserci un
accordo scritto e non solo orale, in cui la madre acconsente di vendere il proprio figlio, si crea quindi un patto
che secondo Grozio deve essere per forza rispettato e mantenuto.Ma che fare
quindi se una donna decide dopo un tot
di anni che ha dato via il figlio di riprenderselo,o di trovarsi in quella
assurda condizione dove la coppia decide
di non volere più il figlio e la madre, per vari motivi, rifiuta di tenerselo?
Nella prima questione,ormai la madre non
può più fare niente,poiché ciò che è stato deciso,rimane tale,nella
seconda invece,come è già successo,il bambino viene mandato in orfanotrofio
dove potrà essere adottato e dove mancherà di tutti quei diritti precedentemente
espressi.
Ci si trova quindi di
fronte a un progresso della civiltà o solo a un peggioramento?
-Analizziamo quelli
favorevoli
C’è poi chi invece è a
favore della legalizzazione della maternità, vedendola senza dubbio come
progresso della civiltà, poiché consentirebbe a tutti di poter avere ciò che
credono sia necessario avere e ciò porterebbe lo Stato a un livello superiore
di giustizia.
Come dice Aristotele
sulla giustizia, essa deve aumentare il piacere e diminuire il dolore e certo, la
madre biologica potrebbe star male sulla perdita del figlio, ma ne traerebbe un
vantaggio, che sono i soldi che la coppia è disposta a dare per il bimbo.
Con la legalizzazione poi
si pensa che si raggiunga tutti gli stessi diritti, ognuno uguale all’altro,
senza più distinzioni tra persona e persona e ciò non si ricollega forse al
pensiero di Platone,che voleva creare uno Stato dove, abolendo la famiglia
nucleare, si creerebbe una sorta di
famiglia universale.
Questi pensieri possono
essere accettati entrambi, andando a ricercare i motivi e il perché di tale
pratica.
Potrebbe essere utile per
aiutare le persone ad avere ciò che prima non potevano avere e quindi ciò
sarebbe conforme al principio di utilità di Bentham, poiché come fine ultimo c’è
la felicità, ma se così non fosse, dobbiamo rivedere e stare nuovamente a
pensare a come potremmo risolvere questa faccenda.
-Benedetta Bertozzi.
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